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Marianna Della Penna

July 2026

Life In The Village

Life In The Village

203 x 85 cm (in 4 pieces)

All Night Party

All Night Party In The Village

203 x 85 cm (in 4 pieces)

The Mobile Home

The Mobile Home

117 x 91 cm

Observations by the poet Marianna Della Penna - ENGLISH TRANSLATION

Osservazioni della poetessa Marianna Della Penna  :

Presentare Paul Critchley significa presentare un artista che ha fatto dello sguardo uno strumento de conoscenza. Non uno sguardo mobile, capace di attraversare il tempo, la memoria e lo spazio.


L’artista stesso afferma:

“Nei miei dipinti uso più di un punto di vista per dare una migliore rappresentazione di ciò che mi circonda. Per fare questo devo allungare e distorcere la prospettiva ideata per mostrare lo spazio da un unico punto di vista. Per me questo punto di vista fisso è restrittivo perché la percezione del nostro ambiente dipende dalla memoria che unisce insieme molti punti di vista diversi, un po’ come un puzzle visivo.”


In questo parole troviamo il nucleo delle sua poetica.

La nostra esperienza del mondo non è mai statica. Quando ricordiamo una stanza, una casa, una piazza o un paesaggio, non ne conserviamo una singola immagine fotografica. La memoria costruisce una sintesi di momenti differenti, di luce diverse, di emozioni vissute in tempi diversi. È proprio questa realtà complessa che critchley cerca di restituire attraverso la pittura.


Nato a Rainford, in Inghilterra, nel 1960, Paul Critchley cresce in un contesto profondamente legato alla tradizione artistica britannica. Dope gli studi all’Instituto d’Arte e successivamente alla scola di Belle Arti, compie una scelta controcorrente. Invece di intraprendere una carriera accademica, decide di lasciare il proprio Paese.


Nel 1985 si trasferisce a Berlino Ovest.

La città è allora ancora divisa dal Muro e rappresenta uno dei luoghi simbolo della tensioni politiche e culturali dell’Europe del Novecento. Per il giovane artista quella esperienza diventa una vera scuola di vita.


Critchley ha raccontato come ritenesse insufficiente passare direttamente dall’essere studente all’essere insegnante. sentiva la necessità di conoscere il mondo reale, di confrontarsi con culture differenti, di vivere situazioni nuove e spesso imprevedibili.


Negli anni successivi la sua vita assume i contorni di un lungo viaggio. Francia, Paesi Bassi, Spagna, Stati Uniti, Russia e infine Italia diventano tappe di una ricerca non soltanto artistica ma anche esistenziale.


Questo continuo spostarsi non pro duce però sradicamento. Al contrario, genera una riflessione sempre più profonda sul significato dell’abitare.


Che cos’e una casa?

È una costruzione fisica?

È un luogo?

È una memoria?

Queste domanda attraversano tutta la sua produzione.


Da molti anni Critchley vive a Farindola, piccolo centro dell’entoterra abruzzese. Qui ha trovato una dimensione che gli consente di osservare il passaggio, le architetture e il passare del tempo con sguardo attento e contemplativo.


Molte delle sue opera nascono proprio dall’osservazione della vita quotidiana. Non vi è alcune ricerca dello straordinario. Al contrario, l’artista trova il mistero cose comuni: una finestra socchiusa, una porta chiusa, una stanza illuminata dalla luce del pomeriggio, una casa osservata dall’esterno. Sino elementi che appartengono all’esperienza di tutti noi e che, proprio per questo, diventano potenti strumenti di riflessione.


Uno degli aspetti più originali del suo lavoro è rappresentato dalle tele sagomate. Fin dal 1978 Critchley sperimenta forme che abbandonano il tradizionale rettangolo della pittura. Per secoli il quadro è stato considerato una finestra ideale attraverso la quale osservare il mondo. L’artista inglese compie invece un gesto radicale. Elimina la cornice tradizionale e modella la tela seguendo la forme reale dell’oggetto rappresentato.


Una finestra dipinta la forma di una finestra.

Una porta assume la forma di una porta.

Una persiana diventa essa stessa supporto pittorico.

L’opera non rappresenta semplicemente un oggetto.

Diventa essa stessa oggetto.

In questo modo la distanza tra realtà e rappresentazione si riduce fino quasi a scomparire.


È qui che si inserisce uno dei temi centrali della sua ricerca: il rapporto tra realtà e simulazione. Negli ultima decenni filosofi e artisti hanno riflettuto a lungo sul di simulacro, sulla possibilità che le immagini sostituiscano la realtà stessa. Critchley non sceglie né la realtà né l’illusione. Sceglie di collocarsi in uno spazio intermedio. Le sue opere sono reali e illusorie allo stesso tempo.


Possiamo aprire visivamente una finestra dipinta.

Possiamo osservare una stanza oltre una porta dipinta.

Possiamo percepire la profondità dello spazio.

Eppure siamo sempre consapevoli trovarci davanti a una pittura.

Questo continuo dialogo tra ciò che vediamo e ciò che sappiamo genera un’esperienza percettiva estremamente coinvolgente.


La finestra assume quindi un ruolo fondamentale. Nella tradizione occidentale la finestra è simbolo di apertura verso il mondo. Per Critchley diventa qualcosa di ancora più complesso.


È una soglia.

Una zona di passaggio.

Un luogo dove interno ed esterno si incontrano.

Dove il passato dialoga con il presente.

Dove il ricordo incontra l’esperienza.


Osservando le sue opere si ha spesso la sensazione di essere invitati a entrare in una storia.

Dietro una finestra chiusa immaginiamo una presenza.

Dietro una porta socchiusa immaginiamo una vita.

La pittura diventa così uno spazio narrativo.

Uno spazio che non impone significati ma suggerisce possibilità.

Questa capacità di evocare senza descrivere completamente costituisce uno degli aspetti affascinanti della sua ricerca. 


Un esempio significativo è rappresentato dalle opere dedicate al borgo di Castrovalva. Passeggiando tra le sue strade medievali, l’artista rimane colpito dal contrasto tra la quiete apparente del luogo e la ricchezza delle storie che sembrano nascondersi dietro le facciate della abitazioni. Da questa esperienza nascono dipinti che possono essere osservati da più orientamenti.


Ruotando l’opera cambiano le prospettive.

Cambiano le relazioni tra gli edifici.

Cambia il nostro modo di percepire lo spazio.

Ancora una volta Critchley ci ricorda che la realtà non è mai unica né definitiva. Dipende dal punto da cui scegliamo di guardarla.


Un’altra opera fondamentale della sua riflessione è il progetto della Casa Mobile. Con grande ironia e profondità l’artista descrive la propria esistenza come quella di un felice eremita.Ogni giorno dipinge nello spazio del proprio studio. Eppure, quando sente il bisogno di partire, raccoglie colori, pennelli e strumenti e porta con sé la propria casa.


La Casa Mobile diventa metafora della condizione contemporanea. Viviamo in un mondo caratterizzato da continui spostamenti. Le persone cambiano città, lavoro, Paese. Eppure continuano a cercare un luogo da chiamare casa.


Critchley suggerisce che la vera casa possa essere qualcosa che portiamo dento di noi. Omnia mea mecum porto. Una geografia interiore costruita attraverso i ricordi, le esperienze e gli affetti.


Tuttavia ciò che colpisce nel suo lavoro è la straordinaria coerenza mantenuta nel tempo. Pur attraversando luoghi, cultura e contesti differenti, Critchley ha continuato a sviluppare la propria ricerca con rigore e indipendenza.


Oggi le sue opera sono presenti in collezioni pubbliche e private e sono state esposte in numerosi Paesi. La partecipazione alla 57ª Biennale di Venezia nel 2017 rappresenta un importante riconoscimento internazionale di questo percorso artistico.


Eppure conservano una dimensione profondamente umana. Forse perché parlano di ciò che tutti conosciamo: il desiderio di appartenenza, il passare del tempo, la memoria dei luoghi, il significato della casa.


Con affetto

La Poetessa

Marianna della Penna

20 July 2026